Contenuti per adulti
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Borea, vento impetuoso ed incessante che domina,
Il nord celeste dell'umana contraddizione, il batticuore,
Simulacro del tempo, m'investe ingiallendo ogni pagina,
Di un Amore che è turbamento e vivido languore.
Miro alle alte vette dove pulsa la Stella del Mattino sì ambita,
Un cammino infinito in salita, manca l'aria e la gentil figura,
Di chi può apprezzare anche il più piccolo fiore della vita,
In un vero abbraccio a sciogliere ogni sofferenza e paura.
Sposto, travalico il confine del dolore come condizione,
Uno spiraglio nell'Ade tra le tenebre del tetro bosco,
Proseguo tra il silenzio e l'ombra di chi ha smarrito la ragione,
In una ricerca il cui sole da cremisi è divenuto fosco.
Passato lo Stige, il gelido fiume della dimenticanza,
Le mie orme tradiscono tanto la neve quanto il tuo cuore,
Nel tuo ultimo sguardo d'addio sanguino nella tua mancanza,
L'anima trafitta, tra le mie lacrime e il tuo non più, or muore.
Con il passo incerto e scivolando nei ghiacci, tra le lame dei crepacci,
Scolpito nell'oblio il tuo ricordo etereo si diluisce e tace,
Continuo morente e della predestinazione ho tagliato i lacci,
Strisciante come il Caos, m'abbevero alla fonte del senza pace.
Nella nemesi del tempo raggiungo il picco dell'autodeterminazione,
La città di Dite, davanti al portone ne sfioro il legno lambito da oscure rose,
Travalico la vita nell'incenso dell'infinito, in una nuova dimensione,
Unendomi alla via, l'autunno d'ogni spina, Io rinato nell'Ordine delle Cose.